
En aquel tiempo yo tenía veinte años
y estaba loco.
Había perdido un país
pero había ganado un sueño.
Y si tenía ese sueño
lo demás no importaba.
Ni trabajar ni rezar
ni estudiar en la madrugada
junto a los perros románticos.
Y el sueño vivía en el espacio de mi espíritu.
Una habitación de madera,
en penumbras,
en uno de los pulmones del trópico.
Y a veces me volvía dentro de mí
y visitaba el sueño: estatua eternizada
en pensamientos líquidos,
un gusano blanco retorciéndose
en el amor.
Un amor desbocado.
Un sueño dentro de otro sueño.
Y la pesadilla me decía: crecerás.
Dejarás atrás las imágenes del dolor y del laberinto
y olvidarás.
Pero en aquel tiempo crecer hubiera sido un crimen.
Estoy aquí, dije, con los perros románticos
Y aquí me voy a quedar.
Leopardi
Posted by cavaliere elettrico in 2666, luna, pastore, poesia, poesia di roberto bolano, roberto bolano
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane' ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non íspera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a Voi? dimmi; ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E’ la vita mortale.
Nasce l'uomo a fatica,
Ed è ríschio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
Perché reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
E' lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse dei mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Dei mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
li verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai !
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio,ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero.
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E’ funesto a chi nasce il dì natale.
Nessuno disse: "Sia la luce!". La luce c’era. Perché la luce era cosa buona sia quella del sole che quella delle stelle. Nessuno chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: un giorno di tanti.
Nessuno disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". Perché le acque che sono sotto il firmamento ci furono prima dell’Uomo, unico detentore della Lingua con cui assegnava i Nomi, e non possono essere discusse. E fu sera e fu mattina: un giorni di tanti.
Nessuno disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". Avvenne che l’asciutto giunse prima dell’uomo. Nessuno chiamo l'asciutto terra e la massa delle acque mare. Nessuno vide che era cosa buona, ma lo era. Nessuno disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". Però così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Nessuno vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: un giorno di tanti.
Nessuno disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". Tutto ciò c’era già prima di tutto: Nessuno fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Nessuno le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. Tutto questo dominava il vuoto fin dal principio. E fu sera e fu mattina: un giorno di tanti.
Nessuno disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". Nessuno creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. Già c’erano. Nessuno vide che era cosa buona, eccezion fatta per gli animali stessi. Nessuno li benedisse con frasi tipo: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra" però se fossero vissuti nelle acque del Tevere della Roma di sempre qualcuno avrebbe detto “che te lo dico a fà” . E fu sera e fu mattina: un giorno da tonti.
Nessuno disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: animali in branchi, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". Però così avvenne: Nessuno fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e animali in branchi secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. Comunque già c’erano. E nessuno vide che era cosa buona, eccezion fatta per gli animali.
papà ma noi persone quando arriviamo?
dopo, dopo, bisogna avere ancora un po’ di pazienza, cara
ma siamo arrivati per ultimi?
si
perché siamo gli ultimi? – lo guardò severa -
perché siamo pigri – senza badarci -
bhe io non sono pigra - arcigna -
no, tesoro, scherzavo, siamo ultimi perché…perché ci è voluto più tempo per noi – ora con più attenzione -
ma gli elefanti sono più grandi
e allora?
ci vuole più tempo per fare un elefante però loro sono arrivati prima – giustamente -
ma gli elefanti non parlano
che ne sai
non cucinano
mangiano cose sane
non suonano il pianoforte
cantano con la proboscide
non vivono su marte
ognuno vive dove gli pare – viva la libertà -
va bene hai vinto
allora?
allora cosa?
perché siamo gli ultimi?
vedi amore prima noi eravamo scimmie…
ah ah hahahahahahahahaha… - stringendosi la pancia –
cosa c’è da ridere tanto?
Papà, ahahahaha…ma le scimmie hanno tanti peli ahahaha
Lo so che è complicato …ma adesso fammi continuare
Così nessuno disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".
L’uomo arrivò ad un certo momento sulla strada dell’evoluzione e sui sentieri della sua natura raminga come tutto e tutti. L’uomo giunse alla propria consapevolezza in giorni come tanti, egli si destò lentamente da un originario torpore mentale e divenne un essere vivente che cominciò ad usare ciò che lo circondava per se.
Poi nessuno disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". Così non avvenne. Nessuno vide ciò che c’era e nessuno se ne prese il merito, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: un giorno di tanti.
...nonostante dormii poco, quella notte passò in frettà, bastarono quei pochi minuti, forse poco meno di un'ora per intraprendere un piccolo viaggio onirico. Fu, in principio, nel buio che muovevo un passo ed una voce lontana, fatta di echos ripeteva, Non ho paura di morire, in qualunque momento andrà bene, non mi importa. Perché dovrei aver paura di morire? Non ce n'è ragione, prima o poi devi andartene. Non ho mai detto di aver paura di morire. ...così, passo dopo passo, il mio corpo da fisico divenne uno stato puro, un raggio di luce - questo fui - ed il mio pensiero, diventò nel buio, il buio anche, che ad una velocità inconsapevole saettò in questo nero silenzio del nulla, in me...non vi è un tempo per misurare e raccontarvi tale evento...ma quando non fui più luce pura e candida, fu perché entrai in relazione con un prisma, una figura dimensionale, l'esperienza del cambiamento, della contaminazione, da cui si generarono i colori dell'iride, di un occhio che gli esseri umani hanno sempre chiamato Sole. Sole Nostro scaldaci e raccontaci la musica del mondo, disse la voce dell'echos. E il sole fece risuonare, fece vibrare, scaldò con ardore i suoi raggi, per cui di onguno una musica ne trasse respiro e il mondo, fermo, ascoltò......nel momento in cui scrivo, io non esisto, sono un colore, un respiro affanato nato da un prisma, un fotone che viaggia in cerca di superfici che possano riconoscersi che possano avere un nome, questo è il mio canto che germoglia il mio verso nell'opera della nostra cosmogonia, il mio nome è Nostro e Loro -Noi, e loro E dopotutto siamo solo uomini normali Io e te Dio solo sa che non è quello che vorremmo fare"Avanti!" gridò dalle retrovie E le prime linee morivano Il generale sedeva e le linee sulla mappa Si muovevano da una parte all'altra Nero e blu E chissà qual è quale e chi è chi Su e giù Ma alla fine è solo un girare intorno e intorno Non hai sentito che è una battaglia di parole Gridò il messaggero Ascolta, figliolo, disse l'uomo con la pistola C'è posto per te dentro"Cioé non è che ti ammazzano, perciò se tu gliene dai una, forte, rapida, loro non lo fanno più. Capito? Cioé lui se n'é andato tranquillo, 'ché non è che l'ho pestato - L'ho colpito solo una volta! Era solo una differenza di vedute, ma davvero... Cioé le buone maniere non gli costano niente, eh?"Giù e fuori Non ci si può fare niente ma ce n'è un sacco in giro Con, senza E chi può negare che il combattimento è solo questo? Fuori dai piedi, è un giorno impegnativo Ho altre cose a cui pensarePer aver preteso i soldi di un thè e di una fetta di tortaL'anziano uomo morì...
Ecco, questo sognai. Ma se dormendo scoprii il suono del prisma, da sveglio capii che forse la musica non c'era. Chi ha spento la radio? chi ha tolto il disco? chi ha dipinto il mondo di banalità? chi mi ha fatto così sordo e cieco?Maledetto colui che distrusse la Torre di Babele, pensai, camminando sulle rive del mare,camminando sulle sponde del fiume, camminando sul ciglio di un crepaccio, camminando arrivai alla fine del mondo e poi divenni pazzo...ma questa è un'altra storia.Così alla fine del mondo continuai a camminare sul filo del cosmo ed arrivai sulla luna, ricordando le parole del vecchio pazzo, - E se la diga si apre molti anni in anticipo?E se non c'è spazio sulla collina?E se la tua testa esplode anche con oscuri presagiCi incontreremo sul lato oscuro della luna -ed arrivato mi eclissai:Tutto ciò che tocchiTutto ciò che vediTutto ciò che assaggiTutto ciò che sentiTutto ciò che amiTutto ciò che odiiTutto ciò in cui non crediTutto ciò che risparmiTutto ciò che daiTutto ciò che scambiTutto ciò che compriElemosini, prendi in prestito o rubiTutto ciò che creiTutto ciò che distruggiTutto ciò che faiTutto ciò che diciTutto ciò che mangiTutti coloro che incontriTutto ciò che disprezziTutti coloro che combattiE tutto ciò che è adessoE tutto ciò che è statoE tutto ciò che verràE tutto quello che è sotto il sole è intonatoMa il sole è eclissato dalla luna "A dire il vero non c'è un lato oscuro della luna. In realtà è tutta scura." disse la voce dell'echos.Io così mi riaddormentai in un cratere sotto le stelle, andai nel sentiero dei sogni ed incontrai dei popoli, diversi e molteplici che donarono Any Colour You Like!
della rete del Bordello
indicazioni
- 2666
- Caught
- Caught in between
- africa
- alexandra
- alexandra d'onofrio
- between
- biagio autieri
- calais
- clandestini
- d'onofrio
- documentario
- fandema
- galassie
- investigatore
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lo scrivano
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- ----------------------------- La letteratura è la relazione che esiste tra chi scrive e chi legge, è il legame che ci permette di accettare la conoscenza e rifiutare l'isolamento culturale.